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ROCCA ISOLANI

Il complesso di Rocca Isolani
Di origine trecentesca, la Rocca ha subito diverse distruzioni e ricostruzioni nel tempo, leggibili ancora nei muri che ne hanno subito i vari riadattamenti, fino ad assumere l’aspetto originario risalente alla metà del XVI secolo, quando Giovanni Francesco Isolani la fece ricostruire e decorare all’interno in seguito alla distruzione avvenuta per mano dei Lanzichenecchi nel 1527.

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Le decorazioni interne
Le decorazioni, realizzate intorno alla metà del ‘500 come documentato dagli schizzi preparatori conservati al British Museum di Londra, sono attribuibili al pittore cinquecentesco Amico Aspertini.
Nella sala di Marte le pareti sono scandite da erme a monocromo a cui corrispondono dei peducci con figure maschili e femminili. Al centro della volta è rappresentato il dio Marte. Questi affreschi dovevano probabilmente incorniciare scene, oggi purtroppo perdute.
Nella sala dell’Astronomia le nicchie ospitano le figure delle Muse e delle Arti Liberali. Quattro telamoni sostengono un’illusionistica balconata dipinta sulla volta da cui si affaciano le figure a mezzo busto di Diana e Apollo.
Nella sala di Ercole, nonostante il tempo abbia profondamente rovinato gli affreschi, sono riconoscibili ampie vedute di paese come sfondo alle imprese dell’eroe raccontate in primissimo piano.

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La colombaia
Costruita nel 1536, ed attribuita per le sue forme architettoniche e soprattutto per la bellissima scala lignea elicoidale interna al noto architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola, subì gravi danni durante un terremoto nel 1591.
I lavori di restauro sono quindi ricordati in una lapide. Di forma ottagonale, l’esterno è ritmato da tre ordini sovrapposti di lesene toscane che gli conferiscono un aspetto di estrema eleganza, insolita se si pensa che questo era essenzialmente una struttura produttiva, costruita per ospitare nelle cellette interne fino a tremila colombi.
Oltre a costituire infatti una notevole fonte di cibo, ne veniva utilizzato anche lo sterco per concimare le campagne circostanti rendendole in questo modo decisamente più produttive.

La villa del Triachini
Affiancato all’antica rocca, l’edificio fu costruito a metà del ‘500 dall’architetto bolognese Bartolomeo Triachini e assunse la denominazione di “Palazzo Nuovo”.
Il piano terra è carattezzato da una loggia passante, mentre i piani nobili erano raggiungibili in origine soltanto dalla scala esterna (quella interna risale all’800).
La facciata nord presenta il motivo della loggia che diventerà ricorrente in tutte le ville bolognesi del ‘500. Ugualmente la facciata sud doveva presentare una loggia chiusa però nel ‘700 per sostituirla con un salone e chiudendo quindi le finestre corrispondenti al secondo piano.

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